Per anni una parte consistente della SEO ha avuto un obiettivo facile da spiegare, anche quando era difficilissimo da raggiungere: arrivare il più in alto possibile su Google.
Quel principio continua a valere. Solo che la posizione occupata nella pagina dei risultati racconta ormai una parte sempre più piccola della storia.
Le AI Overview di Google stanno modificando il modo in cui molte ricerche informative vengono utilizzate. La risposta può comparire direttamente nella pagina dei risultati, costruita sintetizzando informazioni provenienti da più fonti. E quando questo succede, diminuisce la probabilità che l’utente prosegua fino al sito che quelle informazioni le ha prodotte.
Uno studio pubblicato da Ahrefs nel febbraio 2026, basato su 300.000 keyword e dati di Google Search Console, ha stimato che la presenza di un’AI Overview sia associata a una riduzione del 58% del CTR medio della pagina in prima posizione per le query informative analizzate.
Un’altra ricerca, condotta dal Pew Research Center sul comportamento di utenti statunitensi, aveva già mostrato qualcosa di simile da un’altra prospettiva: nelle ricerche con un riepilogo generato dall’AI, gli utenti cliccavano su un risultato tradizionale nell’8% delle visite, contro il 15% delle ricerche senza riepilogo AI.
Il punto quindi non è che essere primi su Google abbia smesso di avere valore.
È che essere primi e ricevere il clic non sono più strettamente collegati come prima.
Cosa sono davvero le AI Overview
Le AI Overview sono riepiloghi generati dai sistemi di intelligenza artificiale di Google che possono comparire all’interno della normale pagina dei risultati.
Google recupera informazioni dal proprio indice, le combina per costruire una risposta alla query e mostra collegamenti alle fonti utilizzate o considerate rilevanti.
La differenza rispetto a una SERP tradizionale è evidente: per alcune ricerche informative l’utente può ottenere già nella pagina di Google una risposta sufficiente per soddisfare la propria curiosità.
La ricerca del Pew Research Center condotta nel 2025 aveva rilevato un riepilogo AI nel 18% delle query Google analizzate. La frequenza aumentava sensibilmente per le domande più lunghe e articolate: tra le query di dieci parole o più, oltre la metà produceva un riepilogo AI.
Questo aiuta a capire dove il cambiamento è particolarmente rilevante. Le AI Overview incidono soprattutto sulle ricerche nelle quali qualcuno cerca una spiegazione, una definizione, un confronto o una risposta che possa essere sintetizzata.
Google sta quindi continuando a indicare strade verso il web, mentre in alcuni casi fornisce già una parte consistente della risposta prima che quella strada venga percorsa.
Il problema non è “come scrivo per l’AI?”
Ogni cambiamento di Google produce quasi immediatamente una nuova disciplina con un nuovo acronimo e una serie di tecniche che promettono di aggirarlo.
Con le AI Overview sta succedendo qualcosa di simile.
La domanda diventa: come bisogna scrivere perché l’AI mi scelga?
La risposta ufficiale di Google è molto meno esotica. Per comparire nelle funzionalità AI della ricerca non sono richiesti nuovi markup, file speciali o tecniche di ottimizzazione dedicate. Continuano a valere i principi fondamentali della SEO: il contenuto deve poter essere trovato e indicizzato, deve essere comprensibile, affidabile, utile per le persone e inserito in una pagina che offra una buona esperienza.
Questo non significa che nulla sia cambiato.
Cambia piuttosto il motivo per cui certi contenuti acquistano valore.
Una pagina costruita soltanto per intercettare una keyword, riscrivere informazioni già disponibili altrove e portare l’utente sul sito ha meno spazio di manovra quando Google può sintetizzare quelle stesse informazioni direttamente nella SERP.
Diventano più interessanti contenuti che aggiungono qualcosa: esperienza diretta, dati originali, esempi, analisi, strumenti, opinioni motivate, confronti e competenze riconoscibili.
Una sintesi può sostituire facilmente una sintesi. Ha molta più difficoltà a sostituire un contenuto che possiede un motivo autonomo per essere consultato.
La SEO tecnica continua a contare, senza diventare magia
La crescita delle AI Overview non rende improvvisamente i Core Web Vitals il fattore decisivo della SEO.
Google continua però a indicare la qualità complessiva dell’esperienza della pagina tra gli elementi importanti per la ricerca e utilizza i Core Web Vitals all’interno dei propri sistemi di ranking.
Velocità di caricamento, reattività e stabilità visiva hanno quindi ancora valore. Lo hanno innanzitutto per una ragione molto semplice: quando qualcuno decide di lasciare Google e arrivare sul tuo sito, quell’esperienza deve funzionare bene.
E questo diventa ancora più importante quando ottenere quel clic è diventato più difficile.
Un visitatore conquistato dopo aver superato una SERP popolata da risultati organici, annunci, video, mappe e risposte generate dall’AI non dovrebbe atterrare su una pagina lenta, confusa o difficile da utilizzare.
La tecnica resta quindi parte della strategia. Senza bisogno di attribuirle poteri che non ha.
Il contenuto generico diventa sempre più fragile
Immaginiamo un’azienda che venda software gestionale e pubblichi un articolo intitolato “Cos’è un CRM e a cosa serve”.
Se il contenuto offre essenzialmente una definizione, qualche vantaggio e un elenco delle funzionalità principali, una AI Overview può soddisfare buona parte di quella ricerca senza richiedere una visita al sito.
Se invece l’azienda pubblica un confronto basato su cento implementazioni reali, racconta gli errori incontrati, mostra dati sull’adozione oppure spiega perché alcuni progetti CRM falliscono nonostante il software funzioni perfettamente, la situazione cambia.
Esiste qualcosa che vale la pena andare a leggere alla fonte.
È una distinzione importante anche per la content strategy aziendale. Produrre molto contenuto generico per occupare molte keyword era già una strategia fragile. In una ricerca capace di sintetizzare automaticamente quel contenuto, lo diventa ancora di più.
Essere citati e ricevere traffico sono due cose diverse
Le AI Overview introducono anche una distinzione alla quale molti strumenti di analisi tradizionali ci hanno abituato poco.
Un sito può contribuire a una risposta, essere citato o rendere visibile il proprio brand senza ricevere necessariamente un clic.
Questo non rende il traffico irrilevante. Un sito aziendale continua ad avere bisogno di visite, richieste, iscrizioni, acquisti e contatti.
Significa però che valutare la presenza su Google esclusivamente attraverso posizione e sessioni organiche può raccontare sempre meno dell’intero percorso.
Bisogna iniziare a osservare anche quali query generano AI Overview, quando il brand compare nelle risposte, quali pagine vengono richiamate come fonti e soprattutto cosa fanno le persone che decidono effettivamente di visitare il sito.
Meno clic non significa necessariamente clic peggiori
C’è infatti un’altra conseguenza interessante.
Se una risposta semplice viene già soddisfatta nella pagina dei risultati, una parte delle visite più superficiali può scomparire. Chi decide comunque di aprire un sito potrebbe farlo perché vuole approfondire, verificare una fonte, confrontare una soluzione o compiere un’azione.
Google sostiene di osservare una maggiore qualità delle visite provenienti dalle pagine che contengono AI Overview, misurata anche attraverso il tempo trascorso sui siti. È un’affermazione dello stesso Google e va quindi letta come tale, ma suggerisce una domanda utile.
Se diminuiscono alcune visite informative, cosa succede al valore di quelle che rimangono?
Per un sito aziendale questa può essere una metrica molto più interessante della perdita di traffico presa isolatamente.
Cosa cambia davvero per un sito aziendale
La prima conseguenza è che il sito deve offrire qualcosa che abbia senso raggiungere.
Una pagina istituzionale generica, un blog costruito assemblando risposte già presenti online e decine di articoli prodotti soltanto per presidiare keyword diventano progressivamente meno difendibili.
Servono informazioni proprietarie, competenza, casi reali, strumenti utili, approfondimenti e un’identità riconoscibile.
La seconda riguarda la progettazione. Quando un utente arriva sul sito, deve capire velocemente dove si trova, perché dovrebbe continuare e cosa può fare. Architettura dell’informazione, UX, performance, contenuto e conversione appartengono allo stesso problema.
La terza riguarda la misurazione.
Il ranking rimane importante. Il traffico rimane importante. Ma bisogna osservare anche il comportamento successivo: richieste ricevute, qualità dei lead, iscrizioni, vendite, ritorno degli utenti e capacità del sito di trasformare una visita sempre più difficile da conquistare in una relazione reale.
La prima posizione resta importante. Semplicemente non basta più
Le AI Overview di Google non segnano la fine della SEO. Rendono però molto più evidente una trasformazione che era già iniziata da tempo: Google non è più una semplice classifica di dieci link blu.
Essere visibili significa comparire in ambienti diversi, essere riconosciuti come fonte e riuscire a offrire qualcosa che meriti il passaggio dalla risposta sintetica all’esperienza completa.
Questo rende meno interessante inseguire singole scorciatoie e più importante costruire siti tecnicamente solidi, contenuti realmente utili e una presenza digitale riconoscibile.
In Go Wave stiamo affrontando questa evoluzione nei progetti web e nelle strategie di contenuto partendo proprio da qui: capire quale valore deve avere oggi un sito quando una parte crescente delle informazioni può essere consumata senza visitarlo.
Se vuoi capire come il tuo sito sta affrontando questo cambiamento, possiamo partire da un’analisi.

